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Bentornato in Bosman

Ciao, sono Luigi Di Maso, digital media editor per lo sport e professionista dei social media per il mondo del calcio.

Nel corso della mia carriera professionale ho avuto il privilegio di lavorare a progetti e contenuti per media, club, leghe e atleti del mondo del calcio.

Benvenuto in questa puntata N.11 di Bosman, un luogo in cui approfondire il mondo dell’industria del calcio e della comunicazione.

Se ti sei perso le uscite precedenti di Bosman, puoi recuperarle qui.

“Stop alle pay-tv”

Nonostante alle porte ci sia un weekend lungo di pausa e ferie (sì, mica per tutti 😊) riprendo un approfondimento scritto tempo fa e non proprio “leggero”: come funziona l’assegnazione dei diritti tv.

La regolamentazione per la vendita dei diritti tv e i criteri di spartizione tra le varie squadre di calcio appartenenti ad un campionato non sono mai le stesse, ma possono cambiare radicalmente tra le diverse nazioni. I criteri di distribuzione di Italia e Spagna sono abbastanza simili, ad esempio, ma non si può dire lo stesso delle condizioni dettate dalla lega inglese per Premier League e Championship.

Calcio e diritti tv in Italia: dagli anni ’90 alla Legge Melandri

Nel panorama del calcio italiano, tra Serie A e Serie B, la maggior fonte di guadagno dei club sono ancora i ricavi da diritti tv.

Nonostante i guadagni da biglietteria (il 2020 merita un discorso a parte, ovviamente), quelli da merchandise e sponsor, in Italia la voce dei diritti tv è quella che continua a pesare più di tutte in percentuale nettamente superiore rispetto alle squadre degli altri top campionati europei.

Il dibattito nel nostro Paese è stato preso in seria considerazione dalle istituzioni politiche ed economiche solo a fine anni ’90, per esattezza quando la Lega Calcio (che riuniva sotto la propria tutela e “legislazione” club di Serie A e di Serie B) decise di interrompere lo storico rapporto commerciale con la tv pubblica. Il motivo era quello di poter allestire un bando per commercializzare ai privati i diritti tv, e ovviamente guadagnare di più.

Una svolta decisiva che si caratterizzò per l’eliminazione del principio di negoziazione centralizzata, quindi i club di Serie A e Serie B diventavano quindi gli unici titolari dei diritti tv, ma anche per l’imposizione di un limite di acquisto in via esclusiva pari al 60%.

Una serie di cambiamenti e provvedimenti che furono perfezionati poco dopo, nel 2008 con la tutt’ora celebre Legge Melandri, dal nome del Ministro Giovanna Melandri all’epoca impegnata alle politiche giovanili e le attività sportive.

La Legge Melandri, ancora in auge oggi per quanto riguarda la questione calcio e diritti tv, ha ribaltato alcuni elementi previsti dalla legge del 1999.

In particolare, il nuovo dettato normativo ha esteso la titolarità dei diritti televisivi agli organizzatori delle competizioni e degli eventi sportivi (Lega Serie A e Lega B), nonché ai relativi partecipanti (i club).

Club e leghe in Italia tornano ad avere la contitolarità dei diritti tv, da commercializzare in pacchetti che non devono tenere più contro del limite del 60%, ma dell’impossibilità di cessione delle trasmissioni in diretta esclusivamente ad un solo soggetto.

Viene definito anche un arco temporale di durata della vendita dei pacchetti che viene fissato a 3 anni, il famoso triennio che nell’ultimo bando ha visto protagonista il broadcaster DAZN.

Si passa anche al cambio di definizione del bene che passa da diritti televisivi a “diritti audiovisivi”. Non è solo un cambio linguistico, ma una visione che estende la proprietà del bene alle immagini delle partite o alla riproduzione parziale, tutto ciò per tutelare chi acquista l’eventuale pacchetto di diritti.

Quanto guadagnano le squadre di calcio in Italia dai diritti tv

Uno degli elementi più importanti della Legge Melandri, almeno per quanto riguarda le casse e quindi i ricavi dei club derivanti dai diritti audiovisivi, è sicuramente il criterio di ripartizione degli incassi derivanti dalla commercializzazione dei diritti nel calcio italiano.

È l’articolo 25 della Legge Melandri a spiegarci che “la ripartizione deve essere effettuata in modo da garantire l’attribuzione in parti uguali di una quota prevalente, nonché l’attribuzione delle restanti quote anche in base al bacino di utenza e ai risultati sportivi conseguiti da ciascuno di essi; fermo restando che la quota delle risorse da distribuire in parti uguali fra tutti i partecipanti a ciascuna competizione non può essere inferiore al 40% e che la quota determinata sulla base del risultato sportivo non può essere inferiore a quella determinata sulla base del bacino d’utenza.

Nel calcio italiano, in particolare in Serie A da questa stagione grazie alla Legge di Bilancio, la percentuale di ripartizione prevede 3 quote: suddivisione di un 50% in parti uguali, 28% per risultati sportivi e 22% per radicamento sociale.

Dopo una spiegazione lunga ma dovuta su Legge Melandri e diritti audiovisivi nel calcio italiano, vediamo quanto guadagnano le squadre di calcio italiano dalla vendita dei diritti.

Dall’ultimo triennio Lega Serie A ha distribuito ai club 1,068 miliardi di euro netti all’anno: Il ricavo complessivo è di circa 1,3 miliardi ma a questi vanno infatti sottratte alcune “spese” come i soldi che vengono utilizzati per il paracadute (che viene distribuito alle 4 squadre retrocesse) o per l’advisor (a partner di Lega Serie A come Infront che organizza e gestisce il bando dei diritti).

Proprio 4 giorni fa Matteo Spaziante ha pubblicato su Calcio e Finanza la proiezione dei guadagni di questa stagione.

Complessivamente, nella stagione 2021/22 saranno distribuiti ai club circa 940 milioni di euro per quanto riguarda i diritti tv. Le cifre sono distribuite tenendo conto di questi parametri:

· una quota pari al 50% è ripartita in misura identica tra tutte le società partecipanti al campionato di Serie A (circa 470 milioni);

· una quota pari al 15% sulla base della classifica e dei punti conseguiti nell’ultimo campionato (circa 140 milioni);

· una quota pari al 10%, sulla base dei risultati conseguiti negli ultimi cinque campionati (circa 94 milioni);

· una quota pari al 5%, sulla base della graduatoria formata tenendo conto dei risultati sportivi conseguiti a livello nazionale e internazionale dalla Stagione Sportiva 1946/47 alla sesta antecedente a quella di riferimento (circa 47 milioni). Questi risultati danno vita a una classifica che vede prima la Juventus, secondo il Milan e terza l’Inter e in base a queste posizioni vengono distribuiti i ricavi da diritti tv;

· una quota pari all’8%, sulla base dell’audience televisiva certificata da Auditel (circa 75 milioni);

· una quota pari al 12%, sulla base degli spettatori paganti che hanno acquistato il titolo di accesso per assistere alle gare casalinghe disputate negli ultimi tre campionati (circa 113 milioni): le cifre degli spettatori in questo caso sono riferite al triennio 2017/18, 2018/19 e 2019/20 come deciso dai club della Lega Serie A.

Qui trovate la proiezione dei guadagni tenendo conto dell’attuale posizionamento dei 20 club di Serie A.

Le notizie della settimana

Ronaldo il fenomeno ha acquistato la maggioranza del Cruzeiro.

La Var approda anche in Conference League.

TikTok è il nuovo partner della J-League.

PSG, accordo da 50 milioni di dollari con GOAT.

Le final four della Nations League 2023 sono alle porte, ci sono già 4 candidate per ospitarle.

Forse vi siete persi la collaborazione tra la Juventus e Freeda.

Esiste una squadra inglese sponsorizzata da Netflix.

Luva de Pedreiro, dopo esser diventato ambassador di Prime Video, ha lanciato il suo marchio di abbigliamento.

Il CEO di Gucci diventa socio della Rubierese (squadra in cui giocava da ragazzino).

È nata FIFA+, la piattaforma OTT con partite storiche e documentari “offerti” da una delle istituzioni calcistiche più influenti al mondo.

Chi sa solo di Football Industry non sa nulla di Football Industry

Perché le aziende stanno investendo su TikTok (lo so, questo social è sempre presente in questa newsletter, ma poi non dite che non vi ho avvisato su quale sarà la piattaforma che comanderà il digital nei prossimi anni).

Elon Musk pare abbia fatto un’offerta per acquistare tutte le quote di Twitter (con l’obiettivo di toglierla dal mercato azionario dopo l’acquisizione). In America è scoppiato il putiferio ed una corsa agli approfondimenti sulla questione.

Così, quasi senza senso, la storia di Robert Wadlow, l’uomo più alto al mondo.

Ed eccoci alla fine del numero #11 di Bosman.

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