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Dai polli arrosto ai grattacieli

Una passeggiata per Porta Romana


“Io sono trent’anni che il sabato mattina passo da Giannasi”. In una fila più lunga del solito, complice il distanziamento tra le persone, ci si lascia andare a due chiacchere tra sconosciuti prima che arrivi il proprio turno per mettere le mani sul pollo allo spiedo più famoso di Milano. “Io sono da Giannasi, mi raggiungi tu?”, dice al telefono un centauro sopra alla sua moto a bordo strada. Sembra che sia il chiosco di piazza Buozzi, che dal 1967 non si muove dalla sede originaria e oggi dà lavoro a oltre venti persone, il vero epicentro del quartiere Porta Romana. È infatti il tratto di Corso Lodi che va dall’antica porta alla fermata di Lodi Tibb quello con più persone a spasso, sedute ai tavolini dei bar o indaffarate con le buste della spesa; e Giannasi, con la sua iconica insegna, è proprio a metà. Ridurre il quartiere alla sua direttrice principale, quella che si congiungeva alla via Emilia e poi si dirigeva verso Roma, è però riduttivo. Anche perché Porta Romana è uno dei quartieri di Milano che più ha cambiato pelle, ma soprattutto cambierà nel prossimo futuro, nel giro degli ultimi anni.
Fino agli anni ’70 erano i molini, le officine e i fumi liberati dai treni e dalle ciminiere a dominare il paesaggio. Qui abitava anche il futurista Umberto Boccioni, che si ispirò alle ciminiere della centrale termoelettrica di Piazza Trento per numerose opere di inizio ‘900. Con la deindustrializzazione il quartiere ha cambiato pelle, ed è oggi uno dei più movimentati e variegati della realtà milanese. Dai tanti pub pieni di giovani ai ristoranti chic o alle osterie rivisitate, passando per i Bagni Misteriosi, Cascina Cuccagna o Arci Bellezza: in Porta Romana ce n’è davvero per tutti i gusti, e sono persone di tutte le età a frequentare i suoi locali in ogni stagione. Il futuro del quartiere non è però nelle sue vie storiche, ma “nel” e “oltre” lo scalo ferroviario oggi dismesso.
E questo futuro inizia sempre più a prendere forma. Lo scorso mese è entrata nella seconda fase la gara per la vendita dell’ex scalo ferroviario di Porta Romana, in cui sarà realizzato il villaggio olimpico di Milano-Cortina 2026. Lo sviluppo dell’area di 187mila metri quadrati prevede la costruzione di edifici che ospiteranno gli atleti e la trasformazione di alcune zone a verde pubblico. Finiti i Giochi, le residenze degli atleti saranno riconvertite in alloggi di housing sociale e per studenti universitari. Quello dell’ex scalo di Porta Romana fa parte del più ampio progetto per la riqualificazione dei sette ex scali ferroviari dismessi avviato nel 2017 da Comune, Regione e Gruppo FS Italiane. Gli ex scali ferroviari occupano una superficie libera di circa un milione di metri quadrati, il 65% dei quali saranno destinati ad aree verdi, e saranno i protagonisti del più grande piano di rigenerazione urbana che riguarderà Milano nei prossimi 10 anni.
Dal cavalcavia di via Ripamonti o quello di Corso Lodi, oggi si può vedere soltanto una grande distesa di verde, con alberi e piante che hanno invaso piazzali e binari (tranne i due ancora in uso dal passante ferroviario), mentre a svettare, da qualunque punto si osservi la zona, è la torre di Fondazione Prada. Il complesso museale, inaugurato nel 2018, è stata la prima e più vistosa costruzione a ridisegnare lo skyline a sud del dismesso scalo ferroviario. Oggi in zona, oltre al museo, hanno trovato posto la nuova sede di Fastweb, Bottega Veneta, Talent Garden e Lvmh, ma gran parte dei nuovi edifici pronti ad accogliere prestigiose aziende è ancora in costruzione. Camminando tra i viali assolati della zona, costeggiati da alberi ancora troppo giovani per fare ombra, si vedono uomini costantemente al lavoro, gru e camion che muovono materiali. Sono al lavoro sul piano di sviluppo Symbiosis della società immobiliare Covivio, un quartiere nel quartiere che, a partire dalla già completa sede Fastweb in Piazza Adriano Olivetti, si comporrà di una serie di edifici avveniristici ed ecosostenibili. Una piazza pedonale alberata aperta al pubblico, con giardini stagionali, piccoli boschi e un sistema di specchi d’acqua, sarà incastonata tra gli edifici caratterizzati da ampie vetrate.
Tutta questa zona diventerà, nelle intenzioni dei suoi costruttori (finora confermate in gran parte dalla realtà), quella in cui grandi aziende e multinazionali insedieranno il loro headquarter italiano. Entro pochi anni dovrebbe essere anche costruita la torre di A2A (la multiutility partecipata dal Comune di Milano): un grattacielo moderno che dovrebbe aggirarsi tra i 130 e i 150 metri. “La nuova Fondazione Prada sembra un film di Sergio Leone, e comunque America dei pionieri, con quel palazzo tutto d’oro che si erge incongruo, e sembra la banca di un western verso le praterie: da queste parti infatti si arrivava a Milano dalla provincia, da Lodi, dalla Bassa; grazie a quelle praterie le armate napoleoniche sfamarono le loro truppe e conquistarono la Lombardia. C’è un’aria di epica calvinista in questo cantiere, e non sembra davvero di stare in Italia: c’è un’aria da corsa all’oro, New York anni Venti”, scriveva Michele Masneri negli anni in cui venivano posate le prime pietre di questa nuova area a sud dello scalo dismesso. Se Porta Romana è profondamente cambiata dagli anni ’70 ad oggi, nei prossimi dieci anni si troverà nuovamente a cambiare pelle. E forse il quartiere avrà così un’anima in più: dai polli di Giannasi e “Porta romana bella”, la famosa ballata della “mala” milanese cantata anche da Giorgio Gaber, a un moderno skyline e un po’ di gentrificazione là dove c’era l’erba.
 
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