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Microfoni aperti


Un periodo non facile, con le vostre parole


Questa uscita di Duemila Parole è diversa dal solito. Abbiamo deciso di dare spazio alle vostre voci e di lasciare che i vostri pensieri potessero uscire, dopo giorni difficili tra le mura di casa. Questa pandemia ci ha intrappolato nelle nostre abitazioni, con poco preavviso e senza una data di termine. All'improvviso, andare al lavoro, fare la spesa, portare il cane a fare una passeggiata sono diventati sogni nel cassetto invece che parentesi noiose della solita routine. L'isolamento tra le mura domestiche ci ha anche spinto a una solitudine tante volte ricercata, ma in questo caso sicuramente non voluta. Per questo, abbiamo aperto le nostre pagine e lasciato raccontare a voi una storia, sulla vita e su Milano.

Ps: settimana prossima tornano le solite storie, perchè comunque abbiamo tutti bisogno di leggere "altro".
Raccontare una storia fa bene. Viaggi, immagini, vivi una vita lontano da casa. 

Alessandro 
Mia nonna ha imparato a fare le videochiamate e io a stare da solo, anche se non so per quanto potrò andare avanti. Mi sto adattando alle giornate dentro casa, ma comincio a dormire male, svegliandomi prima che la sveglia suoni. Non ho grosse preoccupazioni, ma è come se il mio corpo sentisse che c'é qualcosa che non va, e allora mi costringe a rivoltarmi nel letto. Sono stanco dei numeri dei morti al telegiornale, della caccia all'untore che fa la corsetta, delle canzoni sui balconi. Non so quanto potrò andare avanti, e questo un po' mi preoccupa.

Roberto
Milano

Mi sono persa per le tue vie 
nell’abbraccio dei tramonti 
e ora che hai smarrito tu la via
non vedo l’ora di prenderti per mano.

Perché potrà capitarti di bere, ma non annegherai.

Rachele
Grazie per darci la possibilità di parlare, è un gesto liberatorio, comunicativo e di unione. Io ne sento il bisogno. Lo faccio spesso sui miei diari, ma farlo con la certezza che almeno qualcuno sia interessato a leggerti è diverso.

Io sono una ragazza di 32 anni, vivo da sola a Milano (Ortica) e sto affrontando l'isolamento come tutti. Siamo in tanti soli a Milano. Quei soli che non sono "fuggiti" nei due scorsi weekend. Quelli che hanno qui la loro vita e la portano avanti, perchè guai a fermarsi.

Abbiamo parenti lontani, isolati anche loro, e ci teniamo in contatto con video chiamate molto frequenti. Come a voler monitorare la situazione, per scongiurare ogni possibilità che la COSA quella vera ci tocchi da vicino. LA COSA: la chiamo così perchè è "solo" un virus, fino a quando non tocca la tua famiglia. Dopo diventa un COSA grande, da affrontare senza mezzi, senza certezze e senza preparazione. Diventa quindi una COSA PIU' GRANDE DI NOI.

Penso che sarà lunga ancora e che avrò bisogno di supporto. Per adesso va molto bene, sto bene da sola, nella mia casa, amo prendermene cura e ho la compagnia seppur virtuale, di amici e parenti. Ho diversi interessi e passioni che sto mettendo in pratica uno alla volta: leggo, scrivo, disegno e coloro, cucino, cammino, faccio yoga, curo la casa, mangio, guardo film, canto e ascolto musica e storie. Ho una lista di cose da sistemare in casa che mi accompagnerà per molto. Ma soprattutto cerco di dare messaggi positivi, di speranza, all'esterno, con i social. E ci credo molto nella positività che si autoavvera. 

Ma, lasciatemi condividere anche un timore: quanto durerà la mia dispensa di self-care? Per quanto tempo ancora riuscirò a non avere bisogno di un abbraccio? Di incrociare occhi che ti parlano, ti sorridono..ti vogliono dire 10, 100, 1000 parole.

Se potessi fare delle scorte grosse per affrontare il mese che verrà, non le farei all'Esselunga, ma le farei di amore, carezze, baci in fronte e abbracci. AAA calore umano cercasi. No balconati, no flashmob, no perditempo senz'anima.

Andrà tutto bene.

Patrizia
In questo momento difficile ci tengo a non dimenticare il motivo per cui viviamo e ci svegliamo ogni giorno: LA FIGA!

Davide 
È tutto giusto, è tutto sbagliato in questa metropolitana semivuota, e però in questo vagone siamo un po’ troppi e voi non dovreste essere qui, o forse sì, fatemi arrivare a casa, la mia casa oggi è l’ospedale, dove Andrea mi ama e lavora con me, senza che io possa vederlo, senza che lui possa vedermi, senza che io e lui possiamo sfiorarci, dietro queste tute che ci fanno sembrare astronauti, mentre cerchiamo di salvare Anita, Pietro, Sara, Luigi, Donatella, Lorenzo, Antonio, Viola, Matilde, Paolo, che sono soli e non potranno vedere i loro figli, i fratelli,  nonni, nipoti, fidanzati, mogli, mariti, che sono nomi, numeri, bollettini e conferenze stampe, articoli di giornale, necrologi e lacrime versate in silenzio, mentre io vorrei solo abbracciarti e darti una carezza, Andrea - ti ricordi l’Università? - per consolarti e farmi consolare, invece possiamo solo aspettare, lo posso solo immaginare, in questo vagone in cui è tutto così giusto, è tutto così sbagliato. 

È tutto giusto, è tutto sbagliato, in questa strada vuota ma non così vuota, nel metro e mezzo di distanza che voi con me avete mantenuto sempre, anche prima che arrivasse tutto questo, quando in silenzio provavo a tendere il mio braccio verso di voi, ancora senza mascherine, voi adesso rinchiusi in casa, ma non tutti, non abbastanza, io che in casa mi ci chiuderei se solo ne avessi una, invece la mia casa il corso Vittorio Emanuele, è il lusso annusato e la puzza del mio cartone, è il freddo dell’inverno, è una primavera che ci ha traditi, sono i portici dove la polizia mi ha denunciato perché non avevo dove andare, dove Francesca con i suoi capelli rossi e i suoi occhi vispi mi ha portato una giacca, dove io di lei mi sono così innamorato, tutto questo è così giusto, è così sbagliato. 

È tutto giusto, è tutto sbagliato, in questo supermercato, nell’ansia di chi aspetta di entrare, nella mia ora d’aria in cui assaporo questa sigaretta amara, tra un po’ dovrò rientrare a dare il resto, a passare pane, frutta, acqua, Nutella, pizze surgelate, farina, carne e scatolame, è domenica e tu sei tornato, prima venivi più spesso, fare la spesa ti piaceva proprio e diciamolo, ti piaceva anche passare in cassa da me, anche se c’era la fila, così potevi guardarmi per qualche secondo, mai che tu mi abbia detto “ciao”, in fondo ti bastava guardarmi, proprio come oggi, da lontano, la mascherina può nascondere il tuo volto ma non il tuo viso e i tuoi occhi malinconici e grandi di sempre, colmi di solitudine; in cassa ho imparato a leggerci dentro, gli occhi, e i tuoi sono un libro aperto, scritto però in una lingua misteriosa e meravigliosa. E quando questo finirà io ricambierò il tuo sorriso, te lo prometto, anche se adesso pensarlo è così giusto, è così sbagliato. 

È tutto giusto o è tutto sbagliato, in questa terapia intensiva, forse io mi salverò, forse me ne andrò e sarò uno dei tanti, e allora chi potrà dirlo se sarà stato tutto giusto o tutto sbagliato? Chi avrà il coraggio di dire che è alla fine è andata bene, se quei due infermieri che si amano da lontano non potranno toccarsi, se io non potrò riavere indietro la mia vita, le mie passeggiate in via Rovani, il mio chiosco in piazza Mentana dove ti ho riconosciuta, la speranza che anche tu un giorno possa ricordartene e fare lo stesso con me, i miei tramonti sfavillanti sui Navigli, il mio ufficio - sì rimpiangerei anche il mio freddo e asettico ufficio - insomma io la mia vita la rivorrei indietro insieme alla città che a modo suo mi ha amato e che oggi è ferita. E se sono egoista, per questo, scusate, perché l’ho pensato e non riesco a dire se sia giusto o sia sbagliato.

Marco
La mia vita in quarantena.

Valeria
Qua a casa si sente la finta calma creata dal sole della primavera che si affaccia sul balcone, i fiori che cominciano a sbocciare e le giornate che si allungano, protetti dalle mura e dalle finestre, ma la calma si rompe ogni volta che diciamo... "Alexa le news".

Inviamo delle foto della vita in corso, qui.

Va tutto bene, vorremmo poter essere di maggior supporto e aiuto in questa situazione, oltre a stare in casa.

Bayron ed Eleonora
La vita va avanti e io la osservo dal balcone del mio piccolo appartamento a Isola. Una coppia sta cambiando una lampadina in salotto, una signora che mi fa tanta tenerezza stende le lenzuola, Alberto sta uscendo per una corsetta, mentre Giancarlo torna col giornale sottobraccio. In questi lunghi momenti affacciata alla mia finestra sul mondo esterno, mi accorgo di tante cose a cui prima non facevo. Quasi mi manca però la ressa dei weekend in centro, quella via Torino piena di turisti e gente che fa shopping che mi ha sempre un po' infastidito. Ma non è questo il momento per essere egoisti, mi sento fortunata.

Elisa
Un sentimento di disorientamento ha pervaso le nostre coscienze e siamo stati costretti a mutare radicalmente le nostre abitudini. Il mio augurio, oltre allo scontato auspicio che tutto questo finisca presto, è che l’isolamento cui siamo costretti possa trasformarsi in un opportunità per l’Italia digitale. Chissà ad esempio che la diffusione virus non possa innovare la cultura del lavoro o il modo di concepire l’università.

Mattia
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