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Siate allegri, non performanti!

Ti viene in mente un caso in cui l'ansia abbia portato qualcosa di positivo? A me no, anche se questo non significa che sia del tutto inutile. Se è vero, come diceva Schopenhauer, che «quasi la metà di tutte le nostre angosce e le nostre ansie derivano dalla nostra preoccupazione per l'opinione altrui», mi sembra che si tratti di una bella fregatura.

Ti rivelo una cosa. Sono sempre stata una schiappa in filosofia, e la citazione l'ho presa da un sito di citazioni: l'orrore vero. Forse è sua, forse no: avrò verificato? Dubita sempre.

Questo, tuttavia, è solo in apparenza un inutile preambolo per parlarti di un libro La società della performance, di Maura Gancitano e Andrea Colamedici.

Come dicevo, non sono mai stata un asso in filosofia. Nella mia ignoranza, quindi, quello che mi succede con un libro così leggibile è di dubitare: questa semplicità che sembra far quadrare la logica del discorso pur mettendo nella pentola una grande densità di pensieri, sarà forse un po' troppo tirata? In altre parole: ci sarà il rischio, per me che non so abbastanza, che pensieri complessi siano "piegati" troppo facilmente per sostenere una tesi?

Ora che mi sono liberata la coscienza, vorrei puntare l'attenzione sull'aspetto secondo me pregevole – anzi, prezioso – in tutte le attività degli autori: non hanno il timore di razzolare come predicano. «Non è più tempo di essere comprensivi con chi disprezza il mondo della caverna, con quelli che dopo aver visto la luce rinunciano al mondo, ma ci tengono a far sapere a tutti il loro disgusto.» 

I tipi di Tlon non temono di spendersi a spiegare in modo accessibile concetti complessi, di "abbassarsi" al livello della "gente", che tanto ci disturba quando ci sentiamo competenti in un campo e vorremmo giocare solo in Champions League, non mischiarci con quelli che giocano al campetto. Anziché alzare i nostri sopraccigli dovremmo sentirci ispirati da tanta determinazione ad agire: solo chi non fa non sbaglia, ma senza sbagliare non cresciamo mai, non miglioriamo niente.
Questa riflessione sulla performance si accompagna all'ultimo post sul mio blog Come non essere performanti (ed essere comunque di buon umore). Continuando sul filone dei libri potrei dirvi che.
  • L'arte di sbagliare è il titolo italiano di Being Wrong, il libro di Kathryn Shultz che ci spiega perché e come ci sbagliamo sul concetto di sbagliare. Lei è una giornalista americana e ha vinto anche il Pulitzer (ma non per questo libro). Il sito del libro non è aggiornato, ma è comunque molto interessante: passa il mouse sulle vignette!
  • È tutto un fiorire di libri a tema Ux Writing là fuori (la buzzword del momento, ma non voglio aprire il capitolo adesso), e finalmente anche in italiano. Li ho letti quasi tutti, e ogni volta mi viene voglia di rifugiarmi nei buoni "vecchi" manuali di linguistica e scrittura. Questa estate la mia coperta di Linus è stata Lavoro, dunque scrivo!, di Luisa Carrada.
È un anno in cui sto leggendo tanto in generale e ne sono entusiasta: ho periodi di magra e magrissima, tu riesci a leggere sempre? Mi sono stufata, però, dei soliti americani disfunzionali. C'è tutto un mondo là fuori. Sono quindi entrata nel gorgo Pinterest delle book challenge, in cui spesso trovo buone idee. Questa lista, per esempio, mi è sembrata carina, ma non è esattamente quello che cercavo: sono libri per lo più ambientati in altri paesi, io cercavo autori di altri paesi. Hai dei consigli? Scrivimi.

Credo che comincerò da C'è bisogno di nuovi nomi, di NoViolet Bulawayo, che ho in arretrato da quando Bompiani l'ha pubblicato nel 2014. (Collaboro con Bompiani, se non lo sai, ma dubito che esprimere questa mia intenzione di lettura rovesci le sorti del fatturato 2019).
Passate buone vacanze :)
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