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  Newsletter n.33 del 26/02/2021

L’importanza della comunità 
 
(di Francesca Capoccia)



Le reti di prossimità rappresentano il potenziale di risorse relazionali al quale ogni persona può attingere per fronteggiare le sfide di una società sempre più complessa. Nella scorsa newsletter, Il valore delle reti di prossimità, abbiamo parlato di come creare e individuare queste reti permette di mobilitare risorse inaspettate e inconsapevoli che possono creare un vasto e importante capitale sociale, partecipazione, benessere, miglioramento della qualità della vita e lotta alla solitudine.

Oggi, dunque, vi vogliamo parlare di un importante esempio pratico che, in qualche modo, racchiude tutti i vantaggi portati dalle reti di prossimità, un comitato di cittadini che prende in carico la porzione di territorio in cui risiede, ne ristabilisce il decoro, la abbellisce e stabilisce tra loro nuove forme di socialità e di mutuo aiuto.

Rasiglia è un borgo situato in una frazione montana nel comune di Foligno, in Umbria, conosciuto come il “Borgo dei ruscelli” per via dei corsi d'acqua che attraversano il piccolo centro.
Fino agli anni ’80 Rasiglia ebbe il massimo sviluppo economico ma negli ultimi decenni, con la chiusura delle attività industriali, subì un forte declino che portò sempre più i suoi abitanti a spostarsi verso Foligno. Inoltre, il borgo fu abbandonato quasi totalmente a causa dei crolli del terremoto del 1997, diventando ormai un paesino fantasma e lasciato al suo destino. 
Nel 2007, grazie alla nostalgia e l’amore di pochi, nasce Rasiglia e le sue sorgenti, un’associazione di promozione sociale volta al recupero e alla valorizzazione dei beni paesaggistici e storico-antropologici del borgo. Infatti, grazie all’attenzione dei suoi abitanti e alla cura che hanno riposto nel farlo rivivere, il borgo è diventato un vero gioiellino e ogni giorno accoglie migliaia di turisti italiani e stranieri che hanno scoperto questo borgo rinato anche grazie alla potenza del web.
Altro punto importante è che negli anni l’interesse per Rasiglia è cresciuto talmente tanto da creare nuovi posti di lavoro per circa 60 persone.

I cittadini non si sono fermati al semplice restauro del borgo, ma puntano molto sulla valorizzazione del centro soprattutto attraverso il volontariato di abitanti ed appassionati, attraverso il dialogo con gli anziani e la riscoperta delle antiche tradizioni. Il comitato ha dunque dato vita a due importanti manifestazioni: “Penelope a Rasiglia” e “Natale a Rasiglia: paese presepe”. 
I volontari accolgono, accompagnano e informano visitatori sempre più interessati a scoprire la storia e la cultura del luogo, propongono laboratori sulla tintura della lana, sulla tessitura, sulla panificazione a gruppi e scolaresche, così da riannodare i fili del passato con un presente di rinascita. Rasiglia è diventata un museo a cielo aperto, dove lungo le vie del fiume e dentro locali meravigliosi sono sempre presenti persone pronte ad accogliere i turisti, ad indicare loro la giusta via e a raccontare per ore le storie del paese perché, per i volontari, “un luogo è solo un luogo finché non ce ne prendiamo cura”. 

Il ricavato di queste attività viene impiegato dall’associazione per piccoli e grandi interventi di restauro, salvaguardia e riqualificazione dell’intera area, curando ogni singolo angolo e dettaglio.
Il lavoro dei volontari, infatti, è costituto anche da tutti quei piccoli gesti come: tagliare l’erba, ripulire il fiume, scegliere e annaffiare i fiori per le aiuole, costruire panchine e pulire i bagni pubblici, tutte azioni necessarie che rendono Rasiglia una casa accogliente per tutti.

Rasiglia, dunque, non è un luogo qualsiasi, ma insegna a riscoprire da dove veniamo per proseguire poi con consapevolezza e costruire un nuovo futuro.
È la prova tangibile che tramite la collaborazione, l’impegno e il lavoro comune è possibile realizzare qualsiasi progetto che migliori la qualità della vita di tutti.
È la dimostrazione che si può lavorare per costruire un futuro diverso dal progressivo abbandono e che, tramite la valorizzazione della propria storia, della cultura e dell’ambiente si può costruire un progetto di rilancio destinato al ripopolamento, al cambiamento di percezione del territorio e anche allo sviluppo economico della zona.
Riscoprendo la passione per la propria terra, per il proprio territorio è possibile restituire il valore perso, il valore che si merita. 
Sviluppando un senso di appartenenza a una rete, a una comunità, giovani e anziani si uniscono diventando un valore aggiunto fondamentale da tenere insieme, un’opportunità unica per rileggere la realtà, ritrovare la loro identità e dar vita a forme di turismo consapevole. 
Noi crediamo fortemente nel senso di comunità e che la collaborazione tra persone possa a portare a grandi vantaggi e risultati per tutti. A tal proposito, vi riportiamo alcune buone pratiche sociali orientate in questo senso:
Siamo convinti che, in questo periodo di emergenza, siano nate tante altre reti di prossimità, di grande valore, che sarebbe bello far conoscere.
Proprio per questo, ci farebbe molto piacere ricevere il Vostro prezioso contributo di esperienze, idee e proposte,  che potete inviarci attraverso:
Per conoscere le buone pratiche sociali di cittadinanza attiva:

https://buonepratichesociali.cittadinanzattiva-er.it/
Guarda i video dei seminari sulle buone pratiche sociali dei cittadini a Bologna sul nostro canale Youtube:

https://www.youtube.com/channel/UCz18I362U8en5jOjNipI-pg
 
#buonepratichesociali di Cittadinanzattiva Emilia Romagna
un progetto di Walther Orsi

con la collaborazione di
Irene Amendola, Anna Baldini, Francesca Capoccia, Salvatore Condorelli, Paola Cuzzani, Claudia D'Eramo, Corinna Garuffi, Angelica Leoni, Francesco Scotece, Lorenzo Patera, Anastasiia Vitiuk
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