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Le storie dell'Europa in cerca di un popolo raccontate attraverso i suoi leader e i suoi Paesi.
 

Buongiorno,

Come va? La crisi di governo turba ancora i vostri sonni?

Mi auguro sempre di no.

Oggi parleremo di una cosa che ha a che fare con la crisi di governo, ma di sguincio: il Recovery Plan. Solo cercheremo di farlo lasciando da parte i retroscena e il calciomercato politico, per parlare - al solito- di quel che si sa, che alla fine, è l’unica cosa che conta. 

Allora, proviamo a mettere in fila qualche fatto.

-Al momento, del recovery plan si ha solo una bozza preliminare che, se siete curiosi, potete trovare in PDF qui.

-Non è vero che siamo in ritardo. Siamo un po’ in ritardo, ma abbastanza in linea con gli altri Paesi europei. Niente di drammatico. 
A quel che si sa (lo ha detto Paolo Gentiloni) “Finora sono 16-17 gli Stati membri dell’Ue che hanno presentato dei veri e propri ‘draft’ dei loro piani” nazionali di ripresa e resilienza (Pnrr), mentre altri 10 paesi hanno presentato solo dei componenti oppure sono ancora in discussioni preliminari, senza aver presentato nulla". 
Quindi non siamo in anticipo, ma nemmeno in ritardo. I termini scadono il 30 aprile.
(qui se vi va La Stampa vi fa fare un giretto tra i RP di Francia, Spagna e Germania).

- La bozza preliminare presentata (e approvata dall’ultimo consiglio dei ministri, quello con ancora dentro Italia Viva, anche se le ministre Teresa Bellanova e Elena Bonetti si sono astenute) presenta piani di intervento divise in sei «missioni», che sono le aree tematiche per cui i fondi verranno concretamente spesi.

Nel concreto si tratta di circa 200 miliardi (223) da spendere così:

-digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura: 46 miliardi di euro;

-rivoluzione verde e transizione ecologica: 70 miliardi di euro;

-infrastrutture per una mobilità sostenibile: 32 miliardi di euro;

-istruzione e ricerca: 28 miliardi di euro;

-inclusione e coesione: 27 miliardi di euro;

-salute: 19 miliardi di euro.


Il Ministero di Economia e Finanza riassume tutto così, bello chiaro:




Fin qui tutto bene, no? Il Recovery sembra funzionare (soprattutto, a quel che risulta, dopo alcune correzioni imposte a gennaio dalla componente di Italia Viva). 

Il Sole 24 Ore, il 12 gennaio, ha scritto


In cifre, significa che il governo affida al piano il compito di creare una crescita aggiuntiva da 6 decimali di Pil quest’anno (oltre 10 miliardi, il doppio delle stime collegate alla prima versione).


Tutto bene dunque?

Circa.

Ci sono vari problemi. E li ha spiegati di recente Paolo Gentiloni, che non è uno qualsiasi, perchè oltre a essere Commissario Europeo per l’Economia, è anche persona seria e preparata. In una dichiarazone a Reuters, Gentiloni ha detto:

Servono due cose: una è avere chiari messaggi sulle riforme, in modo che siano collegate alle raccomandazioni specifiche per paese che la Commissione ha emesso nel 2019. La seconda è che abbiamo bisogno di dettagli sul timing, sui progetti, sugli obiettivi. E’ un grosso sforzo di governance, lo so, è un grosso sforzo seguire le nostre linee guida, i nostri ‘template’ etc. Ma è una sfida così importante che per garantirne il successo vale la pena di fare questo tipo di lavoro. La Commissione è interessata ad avere chiarezza sul calendario e sugli obiettivi che si vogliono raggiungere. Ciò che è necessario da parte degli Stati membri è la chiarezza sul fatto che questa è una forma peculiare di denaro europeo, e che dopo il primo esborso del 13% del prefinanziamento, due volte all’anno ci saranno esborsi condizionati al fatto che alcuni obiettivi siano raggiunti nei tempi concordati. E se questi obiettivi non sono raggiunti c’è il rischio che l’esborso non arrivi.


Tutto chiaro?

Se sì, bene. Se no, proviamo a fare un po’ di luce.

Gentiloni ha detto essenzialmente:


1) Il piano non deve essere un piano di sole spese, ma un piano di riforme (anche su dolorosissimo tasto delle pensioni) che si potranno finanziare con i fondi europei. I soldi dell’Europa, in pratica, non devono servire a pagare le spese correnti e immediate, ma a fare in modo che la struttura economica dell’Italia si rafforzi di modo che, in presenza di altre e future crisi, non ci si ritrovi di nuovo in emergenza. E la scusa “non abbiamo soldi per fare riforme” non vale più.

2) Un’altra cosa che ha detto Gentiloni è che non basta dire cosa si vuol fare, ma anche entro quando e con quali risultati misurabili. Se non si indicano con precisione quali risultati concreti si vogliono conseguire ed entro quali tempi, il piano non passa. In pratica: non si tratta di dire “Voglio dimagrire” ma “Voglio perdere cinque chili entro l’estate”.

3) Non basta nemmeno dire quali risultati ed entro quando si vogliono conseguire. Occorre dire anche con quali mezzi e riforme strutturali, si intende riuscirci. Occhio: strutturali significa sempre la solita cosa: pensioni, pubblico impiego, mercato del lavoro, riforma della giustizia e della Pubblica Amministrazione.
Queste cose qui, se posso esprimere la mia opinione, vanno e devono essere riformate. Anche se chi le tocca, poi, perde le elezioni o deve girare sotto scorta. Vanno riformate prima di tutto perché è giusto farlo. E anche perché si tratta di riforme che l'Europa è disposta a pagare (e se paga, pretende). 

(Il più importante di tutti):Non basta nemmeno dire quali risultati si vogliono conseguire,  entro quando e attraverso quali riforme: occorre poi riuscirci. Occorre raggiungerli gli obiettivi che ci si è prefissati. Se non ci si riesce, l’UE non verserà ulteriori tranches di denaro. In pratica ci finanzierà solo l’avvio (il 13% del totale) ma, in assenza di risultati concreti e misurabili, raggiunti entro i tempi prefissati, non ci darà il resto. I successivi finanziamenti saranno condizionati al raggiungimento degli obiettivi. Senza di quelli, nisba.


Cosa significa quest’ultima cosa, lo spiega, in modo un po’ brutale ma efficace, l’economista Tommaso Monacelli, ordinario di Economia all’Università Bocconi, in un’intervista a Linkiesta:

Non basta scrivere che vogliamo raggiungere l’inclusione di genere e su questa mettiamo tot miliardi. La Commissione vorrà sapere come sarà declinato il progetto, se verranno creati nuovi asili nido, quanti, dove, con che orizzonte temporale. E dovremo specificare che con la costruzione di questi asili vogliamo raggiungere un certo incremento dell’occupazione femminile entro il 2026. Se avremo costruito asili, ma non avremo raggiunto obiettivi specificati nel piano, i soldi la Commissione non li darà.


Quindi ricapitolando: il Recovery Plan c’è, ma così com’è rischia di non passare l’esame dell’UE o di passarlo solo in parte. E che succede se ce lo rimandano indietro? O se, a un certo punto, dinanzi al mancato raggiungimento degli obiettivi, ci fanno ciao con la mano?

Succedono due cose: una peggio dell’altra.

La prima- come dicevamo- è che l’Italia rischia di ritrovarsi con enormi impegni di spesa presi pensando che poi a coprirli ci avrebbe pensato l’UE, ma senza poi avere davvero i soldi dell'UE.

La seconda, la peggiore, è che rischia di venir giù l’intero impianto del Recovery Fund per tutti i Paesi Europei.

Il Corriere della Sera, in un bellissimo articolo uscito lo scorso 20 gennaio, spiega:

C'è l'altissimo il rischio che il piano non passi l’esame della Commissione e il via libera del Consiglio se non risponde ai criteri indicati dall’Ue. Dal nostro successo dipende la riuscita di Next Generation Eu, che rappresenta una svolta per la storia dell’Unione. Bruxelles ci considera fondamentali per far riacquistare fiducia nel processo di integrazione europeo, ci attribuisce una responsabilità sistemica. Se riusciremo nel Recovery Plan allora sarà più facile riaprire gli altri cantieri, come l’unione bancaria.

Ora, a questo punto, il galateo delle newsletter vorrebbe che tirassi qualche conclusione o che chiudessi con un pistolotto un po’ moraleggiante sull’impreparazione, l’insipienza, l’inadeguatezza della nostra classe politica, che non riesce a rispondere a una chiamata così importante per il futuro delle persone. Ma non lo farò.

O meglio: il pippone moraleggiante lo faccio, ma non sull'impreparazione, l’insipienza, l’inadeguatezza della nostra classe politica.

Ne faccio un altro.

Penso che la nostra classe politica non sia, nella stragrande maggioranza dei casi, né impreparata, né insipiente, né inadeguata. Sì, certo, in parlamento così come nel più piccolo consiglio comunale di paese c’è qualcuno che dovrebbe fare altro nella vita. O magari che non dovrebbe fare proprio niente, nella vita. Ma credo si tratti di pochi, esecrabili, esempi.

Io alla politica ci credo ancora, anche dopo lo spettacolo avvilente di martedì sera. Io al fatto che chi fa politica sia, in genere, una brava persona, molto preparata, che vuole lavorare per la comunità e non un losco e squallido mercante di se stesso, ci credo ancora. Io quando voto, ancora, sono contenta e convinta. E non intendo permettere a pochi indecenti individui di inquinare la mia visione delle cose del mondo. Al massimo, disprezzerò loro. Ma personalmente, però. Non come categoria.

E comunque credo che alla fine di tutto, ma proprio di tutto, arriverà la realtà a mettere a posto le cose. Non il buon senso, che scarseggia. Non il senatore Ciampolillo in ritardo. E tanto meno Giuseppe Conte con una pochette nuova di zecca.
Arriverà la realtà. Che a mettere le cose a posto e a separare il grano dal loglio è più brava persino di Mario Draghi.

La realtà, che ha tanti difetti, ma non mente mai.

Ci penserà la realtà a scrivere il Recovery Plan. O a non scriverlo, se il nostro Paese, dovesse dimostrarsi in realtà inadeguato, immaturo e pure un po’ fesso.

Quindi, stay tuned e non preoccupatevi troppo.

Io mi fermo qui, ma prima di lasciarvi vi segnalo una cosa a cui tengo molto:
il 2021, come ogni anno di questo mondo, è un anno elettorale. (Forse) non in Italia. Ma in un sacco di altri Paesi sì.
Per esempio oggi si vota in Portogallo. Per YouTrend racconterò, via via che il calendario elettorale lo imporrà, la storia e le storie delle varie elezioni nei vari Paesi europei. Qui, trovate il Portogallo.

Per il resto vi saluto e vi auguro buona domenica. Come al solito, qui sotto, trovate un po' di link di pubblica utilità.

Luciana

Come sapete, da qualche tempo vi chiedo di darmi una mano a far girare la newsletter. É un progetto al quale tengo molto e mi piace che cresca, sia letta e diffusa. Se vi va di fare un post sui vostri social o inoltrarla ai vostri contatti e di suggerire loro di iscriversi, mi fate contenta (basta inoltrare loro questo link).

Non è obbligatorio eh, ma ne sarei felice.

Infine, come sapete, questa newsletter è gratis. Ma ha dei costi, in termini di tempo, lavoro, ricerca, abbonamenti a riviste e giornali, gestione. Chi volesse darmi una mano è il benvenuto!
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Se vi va, se avete domande, osservazioni, richieste, insulti, rispondete a questa mail, o scrivete a  grossoluciana@gmail.com

Infine, se di Europa volete saperne di più, seguitemi su Instagram al profilo @lucianabig. Lì (quasi) ogni giorni pubblico aggiornamenti e notizie sull'UE. Dai che è divertente.

Detto questo, buona settimana a tutti e abbiate cura di voi. 
Ci leggiamo settimana prossima.


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Luciana Grosso · - · Milano, - 20137 · Italy

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