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the moony files #16

Buongiorno, bentornato nella fanzine digitale di Lunetta11.
The moony files è la newsletter dedicata alla nostra arte, ai nostri artisti e al nostro territorio.

 

People from Lunetta - Andrea Barzaghi 

Andrea Barzaghi è uno degli artisti della scuderia Lunetta11. Pittore classe ’88 originario di Monza ma di base a Milano, la cifra stilistica di Andrea è vicina ad una sorta di esistenzialismo estetico in cui figure umane senza volto si rapportano ad ambienti naturali che sembrano accarezzarle nel loro vagabondare. “La problematica umana, intesa come insieme di rapporti tra unità contrapposte, tra individuo e società, tra interiorità ed esteriorità, ha sempre rappresentato un ampio bacino d’ispirazione”. Le sue opere diventano vere e proprie narrazioni, spingono lo spettatore ad una contemplazione calma, profonda, alla ricerca di risposte o forse di nuove domande. Un viaggio che può essere estatico e animato da inquietudine ma che rimane ugualmente interessante e con un senso di profondità concettuale mai banale. 

Abbiamo raggiunto Andrea per scoprire qualcosa di più sul suo approccio alla materia artistica.  Anche alla luce della sua personale alla Galleria Francesca Antonini, inaugurata a Roma il 10 febbraio e che durerà fino al 16 Aprile. Con Assolo, la galleria presenta ogni sei mesi un progetto dedicato a un artista ospite al quale è assegnata la sala centrale, dove può intervenire liberamente con un’accurata selezione di opere inedite.Per Assolo #2 Andrea Barzaghi ha realizzato due tele inedite di grande formato che abbracciano le pareti della sala centrale. Tra i diversi elementi presenti in entrambi i dipinti, densi di richiami al mondo naturale, è possibile scorgere alcune figure fluttuanti che non predominano sulla scena, bensì vi si inseriscono silenziosamente.

Conquistatore, 2022, olio su carta

Ciao Andrea, inizierei con il chiederti se puoi raccontarci un po’ il tuo percorso, come sei arrivato a fare ciò che fai oggi

È iniziato tutto con il liceo artistico a Lecco. Lì ho avuto dei professori molto bravi, che mi hanno permesso di amare l’arte. Da lì l’Accademia a Urbino e poi ho fatto l’esperienza dell’Erasmus, finendo a Norimberga. Lì mi è piaciuto molto e ci sono rimasto un po’. Non credo uno decida di diventare artista, forse finisci per rimanerci “invischiato” in un certo senso. Da una parte c’è sicuramente un desiderio cosciente, dall’altra ho la sensazione che non sia una cosa che si può decidere al cento per cento. È come con i libri: non sempre sei tu che li scegli ma, come si dice, sono loro che scelgono te. Quindi epifanie vere e proprie non ne ho avute, è stato un processo più naturale. La cosa che si avvicina di più a un momento rivelatore è stato l’inizio dell’Accademia ad Urbino, dove mi sono reso conto che volevo proprio fare quelle cose. 

L’esperienza di Norimberga invece?

Norimberga mi ha dato delle possibilità ottime, era proprio quello che stavo cercando in quel momento. Un’accademia dove poter rimanere a lavorare fino a tardi, anche tutta la notte, laboratori con personale preparato, super disponibile, potevi fare di tutto. Quello mi ha convinto a rimanere, tutto questo lato molto pratico. Poi è una questione di fortuna, devi incontrare le persone giuste, la situazione non penso sia peggio in Italia rispetto alla Germania. Io lì ho appunto avuto la fortuna di trovare un professore che sentivo veramente vicino al mio modo di pensare e fare arte. Lui era pittore puro, non ha mai detto dovete dipingere in un modo piuttosto che un altro. Aveva una serie di frasi ricorrenti che dopo aver finito l’accademia ho capito. Le classiche cose che senti ma lì per lì non capisci veramente, ma che ti entrano dentro, ti intrigano. Ma anche ad Urbino c’era comunque un grande scambio, era un bell’ambiente quando ci stavo io. 

Amanti, 2022, olio su carta

Al centro della tua arte c’è praticamente sempre la figura umana

I miei dipinti non sono l’illustrazione di un concetto. Non ho un’idea e metto l’uomo lì perché ha un significato specifico, cerco di mantenere l’interpretazione, il significato, più aperti possibile. Ma l’uomo è presente perché essendo io un essere umano è il materiale che forse conosco meglio, più diretto per me. La figura umana è quindi molto spesso presente perché vado ad indagare il rapporto con se stessi e l’altro. La moltitudine, la massa, il singolo, la coppia. Sono dinamiche da cui nasce tutta la mia arte.

 

Quindi in qualche modo potremmo dire che la tua arte è anche autobiografica?

L’autobiografia c’è di sicuro. Ma penso che tutti i lavori artistici siano autobiografici in qualche modo. È autobiografica perché il filtro sono sempre io. Ma per me è importante far capire che quelli rappresentati nei quadri non sono reali avvenimenti personali. È semplicemente la vita in generale filtrata attraverso la mia sensibilità.

L’uomo, che hai dichiarato essere la cosa che conosci di più, nei tuoi quadri si inserisce spesso in paesaggi naturali - che al contrario si possono associare all’ignoto, alla sensazione di incertezza quasi. 

La natura è un elemento senza tempo. C’era prima di noi e ci sarà dopo, noi ci muoviamo attraverso essa, può essere l’ignoto può essere tante cose. Quello che cerco di fare e che spero traspaia, è trovare situazioni di simbiosi, in cui la dicotomia è superata, l’uomo non domina la natura anzi cerca di tornare a farne parte. In generale nei miei dipinti ricerco un’unità concettuale quanto compositiva. 

Stiamo parlando da un po’ di interpretazione delle opere. Tu come ti poni davanti alla percezione che le persone hanno dei tuoi quadri? Che sensazioni hai quando questa è lontanissima dell’intento originario o al contrario vicinissima?

Chi ha una sensibilità vicina alla mia vede nel dipinto qualcosa che si avvicina alla mia idea di partenza. Poi c’è chi vede cose molto distanti dal mio modo di pensare. Non dico distante da quello che è il “significato” del quadro perché non c’è un significato preciso, c’è un campo di pensiero, un ambito di pensieri. Un quadro è un macro argomento. Però l’interpretazione delle persone è come se fosse un insieme di frasi, di argomenti. Ogni tanto vengono fuori cose abbastanza strane ma comunque interessanti. È bello perché poi spesso finisce per darti un punto di vista inedito sulle cose.

Da un altro livello, 2022, olio su carta

C’è stata un’interpretazione che ti ha colpito al punto tale da ispirarti poi nella composizione di un’opera successiva?

Quello forse no, ma è successo più volte che osservando il lavoro di altri qualcosa mi ha colpito così tanto da arrivare a modificare il mio modo di dipingere. Diciamo che i pensieri che possono venire fuori da una discussione non è che poi vengano ripresi subito dopo nel quadro. Finiscono in un calderone e poi magari molto più avanti possono manifestarsi attraverso delle scelte, come quello di una tecnica piuttosto che un’altra. Però si mischia sempre tutto, è un rimpastare continuo è un respirare. Uno mentre dipinge inspira e poi butta fuori, espira. Tutto fluisce dentro è un processo molto magmatico, è un ribollire. 

Il modo in cui mi parli della tua arte, di come questa sia un macro campo che evoca sensazioni, mi fa automaticamente pensare alla musica come forma d’arte. Ne ascolti molta?

Sì mi piace ascoltare musica, per me è fondamentale. È strano e divertente perché la musica mi aiuta a ricreare uno stato d’animo che voglio utilizzare, quindi magari per un mese e mezzo ascolto tre album e basta, proprio perché mi servono. Ho bisogno di un determinato tipo di musica se funziona per mantenere la macchina oliata, diciamo così. 

Com’è stato organizzare la mostra di Roma?

A Roma ho portato due lavori di dimensione abbastanza grande e poi lavori su carta piccoli. Sono contento perché è una mostra semplice, pulita, la trovo rilassante quasi. Mi piace per la sua semplicità, è questo il suo punto di forza. Nella sala principale ci sono questi due gradi formati che si guardano e l’osservatore ci passa in mezzo, quella era la mia idea, fare entrare l’osservatore in una scena con due finestre che si aprono - i quadri appunto.  

La personale di Andrea Barzaghi, Assolo #2
galleria Francesca Antonini Arte Contemporanea

Local Tips - Alissa e Matias (ALISSA COE STUDIO)

Alissa e Matias sono due giovani canadesi provenienti da Toronto che hanno coronato il sogno di venire a vivere in Italia, nelle Langhe, vivendo della loro passione: la scultura in ceramica. 

Proprietari di uno studio entro cui Alissa scolpisce e Matias si occupa della gestione e della vendita, i due sono entusiasti del nostro territorio. Uno splendido esempio del processo di ripopolazione di cui sta godendo la zona, siamo andati a conoscerli meglio per capire cosa li abbia spinti a trasferirsi qui e soprattutto come sta andando. 

Quando e perché avete deciso di trasferivi?

Per molti anni trasferirci qui è stato il nostro sogno. Era il 2015 quando abbiamo deciso di realizzarlo. Siamo stati in l'Alta Langa per una vacanza e abbiamo trovato la casa perfetta per noi: esposta a sud, con vista sulla vallata, immersa nel bosco e con abbastanza spazio per il nostro studio. Abbiamo trascorso i successivi tre anni lavorando per risparmiare abbastanza soldi per trasferirci e finalmente, nell'estate del 2018, siamo riusciti a chiamare questo posto la nostra casa. Poiché il lavoro che facciamo viene spedito in tutto il mondo, non importa se il lavoro è stato prodotto a Toronto o qui. Questo è ciò che ha reso possibile il nostro sogno.

Ci sono similitudini e le differenze tra vivere in Alta Langa e in Canada?

Una somiglianza è che l'Alta Langa e il Canada hanno entrambi paesaggi naturali mozzafiato! Una grande differenza è che gli inverni sono molto più freddi in Canada!

Ma la differenza più significativa è che, in Canada, vivevamo a Toronto, una grande città che può essere molto rumorosa e frenetica. La tranquillità e la semplicità della nostra vita in Alta Langa è per noi una terapia costante. La nostra qualità della vita è aumentata notevolmente. Un'altra importante differenza è che il Canada è ancora un paese relativamente nuovo, mentre qui sentiamo la presenza di tutte le generazioni che ci sono state prima di noi, tutto il duro lavoro che hanno fatto per costruire questo bellissimo posto. È un privilegio essere una piccola parte di questa storia così antica.

Potete descrivere il vostro lavoro, le ispirazioni che ci sono dietro? Quali sono le vostre ambizioni per il futuro?

Il nostro lavoro è sommesso e minimale. Realizziamo principalmente commissioni scultoree in ceramica per l’industria alberghiera o comunque dell’”ospitalità”, a volte collaborando con altri artigiani per integrare materiali come metallo o legno. Ma realizziamo anche una collezione di oggetti su piccola scala che ci dà la possibilità di esplorare nuove idee. Il focus del nostro lavoro è tipicamente sulla forma, la superficie e le caratteristiche naturali del materiale. Ci ispiriamo ai dettagli che si trovano in natura: le curve e le creste, le facce e gli spigoli irregolari, le proporzioni e la ripetizione, l'eleganza sobria di tutto ciò. Siamo profondamente commossi dalla bellezza naturale dell'Alta Langa, speriamo di continuare ad abbracciare l'influenza che questo luogo speciale ha sul nostro lavoro e di creare sculture più piccole basate su questa ispirazione.

Qual è stata l’accoglienza che vi ha riservato il territorio?

Non avremmo mai potuto immaginare un'accoglienza così calorosa: è stato un dono enorme. Le persone qui ci hanno fatto sentire a casa, soprattutto nel nostro magico paese di Gorzegno. Ci consideriamo incredibilmente fortunati a far parte di questa comunità.

Video Killed the Radio Star

Questa è la rubrica in cui ci avvaliamo dei consigli di amici e persone che stimiamo per farci consigliare video musicali che uniscono musica e forme d’arte visive di qualunque tipo. 

Il video musicale di oggi è consigliato da Silvia Carobbio, direttrice di programmazione del  Cinema Troisi di Roma. Classe ’91, dopo aver studiato a Torino ed aver accumulato numerose esperienze tra set e case di produzione, Silvia ha iniziato a collaborare con il cinema romano, costruendone la programmazione indoor e quella delle già famose arene estive sparse per la capitale romana. 

 

Il video da lei scelto è “Sex Music” dei BEAK>, supergruppo inglese formato da Geoff Barrow dei Portishead e Billy Fuller - già membro della band di Robert Plant. La loro può essere definita un’elettronica analogica, che attraversa tante sperimentazioni post-rock e vagamente psichedeliche quanto la musica da club. Il video è diretto da Paloma Baeza, regista e attrice inglese di origini messicane attiva fin dalla metà degli anni novanta. È una sorta di ode alla sensazione lisergica della pista da ballo, alla liberazione fisica, intellettuale e chimica che ne deriva. Ad illustrare il tutto la danza forsennata di un simpatico animaletto (un orso polare?) in pezza, alternata alle immagini di neurotrasmettitori, attività cerebrali, fluidi e formule chimiche per un’atmosfera giocosa e sensuale. 

Through the Keyhole 

Una mostra

Ha inaugurato la mostra di Luca Staccioli da Osservatorio Futura a cura di Federico Palumbo.
In Via Carena 20 a Torino. 



Un libro

È uscito il primo volume di opere inedite di Costanzo Preve, Il nemico principale, filosofo torinese che per tutta la vita è rimasto ai margini e attento indagatore della società. Scomparso  di recente, questo il suo ultimo prezioso lascito.

 

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