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the moony files #18

Buongiorno, bentornato nella fanzine digitale di Lunetta11.
The moony files è la newsletter dedicata alla nostra arte, ai nostri artisti e al nostro territorio.

 

People from Lunetta - Giulio Pecci da Londra per la mostra "Life Between Islands" alla Tate Britain

Il nostro “inviato a Londra” Giulio Pecci è riuscito a intercettare una mostra molto bella che ha deciso di raccontare oggi in questa nuova puntata di “The Moony Files”: tra arte contemporanea, storia e musica anglo-caraibica.
 

La storia caraibica e quella inglese si intrecciano da ormai più di un secolo. Dall’occupazione e lo sfruttamento coloniale inglese di isole come la Giamaica, Dominic, Saint Lucia e Trinidad e Tobago già a partire dalla fine del diciannovesimo secolo, all’emigrazione da queste verso il Regno Unito durante la metà del ventesimo fino ad oggi: un equilibrio sottile e a volte ancora esplosivo di convivenza, influenza e conflitto. “Life Between Islands” quindi, letteralmente una vita tra isole, è l’appropriato titolo della mostra proposta dalla Tate Britain di Londra dal primo Dicembre 2021 al 3 Aprile 2022. Un’esplorazione dell’arte di caraibici che hanno scelto (a volte forzatamente) di fare dell’Inghilterra la propria casa, che vuole rivelare i modi in cui le persone della diaspora caraibica hanno creato una specifica cultura caraibico/britannica - influenzando la società britannica nel suo insieme.

"Time runs backwards and forwards": Remain, Thriving, 2018 by Njideka Akunyili Crosby, Photograph: Tate © Njideka Akunyili Crosby

La mostra attraversa diverse discipline, dalla pittura alla fotografia, passando per scultura, video-arte e installazioni. L’approccio scelto è quello cronologico. Le sale sono suddivise in momenti topici della storia Caraibica su suolo inglese. Si parte con i pionieri, gli “Arrivals” appunto, l’emigrazione vera e propria di uomini e donne adulti. Si passa attraverso “Pressure” con artisti di prima generazione o arrivati da bambini e “Ghosts Of History”, dedicato ad artisti affiliati al “Back Arts Movements”, movimento estremamente politicizzato degli anni ‘80 e ‘90. Chiude quindi con “Caribbean Regained: Carnival and Creolisation” che include contributi di artisti degli anni ’00 e “Past, Present, Future” con opere create proprio negli ultimissimi anni.

La mostra è costruita in modo da farci penetrare a fondo nella storia, prende per mano e accompagna in un viaggio che sorprende ad ogni angolo. Le collaborazioni interdisciplinari sono state una caratteristica fondamentale per molti degli artisti che si incontrano, citiamone qualcuno: Aubrey Williams, Donald Locke, Horace Ové, Sonia Boyce, Claudette Johnson, Peter Doig, Hurvin Anderson, Alberta Whittle. Scrittori, artisti e attivisti hanno sviluppato movimenti e collettivi basati su esperienze condivise e di solidarietà politica. Hanno puntato l'attenzione sulle disuguaglianze razziali e hanno perseguito nuove identità nere e una moderna estetica caraibica. Tuttavia, come le rivolte su larga scala degli anni '80, queste opere mettono in evidenza più della brutalità e delle disuguaglianze che le comunità nere britanniche hanno dovuto affrontare. Significano potere collettivo, spirito di comunità e solidarietà. Documentano gli spazi in cui prosperavano la cultura e le persone caraibiche.

"Trophies of Empire",  1972–4, by Donald Locke

In questo meccanismo fu cruciale il contributo della musica: questa sì una forma d’arte che anche a livello epidermico si è saputa affermare come inconfutabilmente caraibica, modellando il concetto di club music per come lo conosciamo oggi - ma anche di jazz, rap, viaggi sperimentali e molto altro.  I cosiddetti Sound System fornirono la soundtrack perfetta al periodo: DJ, ingegneri e MC si organizzavano per esprimersi nelle strade, durante il carnevale, o nell’equivalente inglese di quello che potremmo considerare un nostrano centro sociale. Offrirono un modo diretto per entrare in contatto con la cultura proveniente dai Caraibi, in particolare dalla Giamaica. Per i giovani neri britannici, la musica creò opportunità sociali e celebrazione, ma fu anche un mezzo per affrontare l'ostilità e la discriminazione con uno spirito di provocazione, di sfida. Il poeta dub Linton Kwesi Johnson li definì la "Generazione ribelle”. Un elemento così importante che oltre ad essere rappresentato attraverso tutte le discipline, dai quadri alle fotografie fino alle sculture, è stato anche celebrato da un compilation composta specificamente per l’occasione dall’etichetta Soul Jazz Records. Soundsystem Culture Black Musical Expression 1973-2006 attraversa infatti i più importanti generi musicali neri britannici ed emergere in quel periodo con una formazione all-star che comprende tra gli altri Dennis Bovell, Shut Up and Dance, Cymande, Digital Mystikz, Brown Sugar, Funk Masters, Janet Kay, Ragga Twins e altri.

"Who’s Afraid of Barney Newman", 1968 by Frank Bowling. Photograph: Tate © Frank Bowling. All Rights Reserved, DACS 2021

Un’esibizione che mostra una volta di più la volontà della cultura inglese (e nello specifico londinese) di fare i conti con le parti anche controverse e drammatiche della propria storia. Uno sforzo di riconoscere i giusti meriti a quegli artisti che per motivi sociali e razziali non poterono essere celebrati come avrebbero meritato e di aprire la strada una volta di più agli artisti contemporanei dal background simile, attivissimi sulla scena contemporanea. Una mostra commovente, potente, ricca di spunti artistici e politici. Un vero e proprio viaggio che si è saputo splendidamente mantenere in bilico tra l’intento educativo (senza mai trasformarsi in pedanteria gratuita) e quello puramente artistico. Recuperate gli artisti, il disco e tutti i materiali disponibili perché ne vale veramente la pena.  

"Spirit of the Carnival" by Tam Joseph 1989, Wolverhampton Art Gallery © Tam Jones

Local Tips - Trattoria del peso di Belvedere Langhe

Oggi per i nostri consigli territoriali andiamo sul sicuro, una vera e propria istituzione delle langhe. Non si può definire in altro modo la Trattoria del Peso, dal 1912 punto di riferimento per tutto il territorio che la circonda eppure spesso poco nota a chi viene da fuori. La Trattoria del Peso si trova a Belvedere Langhe, un piccolo centro di 370 abitanti, situato a circa 650 m d’altitudine nell’estremità occidentale delle Langhe. Il paese si incontra salendo da Dogliani verso Murazzano, sulla strada provinciale che conduce da Torino a Savona. Come è facile intuire dal nome, Belvedere offre un eccezionale punto di osservazione a trecentosessanta gradi sulla cerchia alpina, la pianura sottostante e le colline delle Langhe.

Appena varcata la porta è l’aria d'altri tempi a dominare le percezioni sensoriali, dall’atmosfera ai piatti al servizio. La famiglia Schellino gestisce la trattoria fin dall’inizio. Una cucina ancorata alle tradizioni, vero baluardo di queste. Come scritto da Carlo Petrini su Repubblica “qui si può pranzare, prendere una stanza, comprare una marca da bollo, un flacone di detersivo, un quotidiano, la bombola del gas, fare una partita a carte, pesare un rimorchio carico d´uva. È la Trattoria del Peso della famiglia Schellino di Belvedere Langhe, un luogo che conosco da sempre e che costituisce un frammento di Langa storica, ancorato alla comunità per la quale è punto di aggregazione, servizio sociale, mensa apprezzata.”

Insomma uno di quei luoghi importanti perché ci ricordano qual è l’identità del territorio che abitiamo. Sarà pure una frase fatta ma contiene una grande verità: senza sapere da dove si viene è difficile sapere dove andare. E per chi come noi vuole andare molto lontano questi luoghi sono ancora più preziosi.

Video Killed the Radio Star - Davide Tomat // Spime.im

Oggi per la nostra rubrica dedicata all’arte dei videoclip abbiamo raggiunto Davide Tomat, produttore, musicista e sound designer torinese concentrato sui suoni “space drone ambient” e sulla musica elettronica psichedelica. Spirito attivo della propria generazione è co-fondatore del Superbudda Creative Collective e del progetto a/v “RETROAZIONE”, ha pubblicato dischi con il duo “Tomat Petrella” sull’etichetta Berlinese !K7 Records, con il progetto a/v SPIME.IM sull’etichetta Svizzera OUS e con i progetti “Niagara” e “Tomat” con l’etichetta Londinese Monotreme RecordsProduce musica per performance artistiche e installazioni, per teatro e danza contemporanea, colonne sonore per film e documentari. Negli anni le sue musiche sono state remixate da artisti internazionali come Animal Collective, Liars, Fennesz, Acid Pauli e Gonja Sufi.

Davide Tomat ci consiglia Still Life (Betamale) di Jon Rafman e Oneohtrix Point Never. Un video in cui un testo scritto da Rafman è recitato da una voce sintetica, mentre le evoluzioni elettronica di OPN lo significano in un mondo ancor più distopicamente digitale. Davanti a noi scorrono immagini conturbanti, dagli angoli più reconditi dell’internet, dai subredditi di 4chan, dalle chat e dai blog per feticisti.

As you look at the screen, it is possible to believe you are gazing into eternity.

You see the things that were inside you. This is the womb, the original site of the imagination.

You do not move your eyes from the screen. You have become invisible.

The images captivate you, but still you drift off. You can still see every detail clearly, but cant grasp the meaning.

Whatever shift in your spiritual life occurs, fragments such as these surface.

You wont be distracted, either by the reflection of yourself, or by the last glimpse of the things now being lost forever.

As you look at the screen, it is possible to believe you are gazing into eternity.

For a moment it all interlocks, but then a new pattern of order-disorder emerges in front of you.

Always the one before the last.

You are again in a dream, walking endlesslyAnd you cant find your way out of the maze you are convinced its been created solely for you.

Una sorta di riflessione sulla potenza della vita dentro e per internet, una lettera d’amore e odio disturbante, in cui tre forme d’arte (testo, audio, video) si intrecciano ineluttabilmente parlando lo stesso linguaggio - accelerando e rallentando in quattro minuti e mezzo di montagne russe emotive che difficilmente possono lasciare indifferenti.

Throught the Keyhole

Un libro

Vi consigliamo questo poderoso lavoro di William Dalrymple "Anarchia", pubblicato di recente da Adelphi che racconta l'incredibile e crudele storia di una società con 35 dipendenti, partita da un piccolo ufficio di broker di Londra e che nel Seicento in soli cinquant'anni conquistò uno stato indiano dopo l'altro e, infine, tutto l'Impero Moghul. La Compagnia delle Indie Orientali è la prima multinazionale della storia, ed era armata e feroce. Una storia che potremmo non senza inquietudine leggere al presente.

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